Ippolita Valentinetti

IPPOLITA VALENTINETTI

Ho studiato Scenografia e Costume Teatrale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e Master in Theatre Design presso il Wimbledon College of Art.

Mi sono specializzata successivamente nei tessuti per l’arredamento d’ interni e ho lavorato nel reparto di arredamento su alcune produzioni cinematografiche.

 

Ho sempre utilizzato la fotografia in modo preponderante nei miei progetti di scenografia, la ricerca immagini e iconografica sono state il tema delle mie tesi di laurea.

In quest’ ultimo anno e mezzo dopo essermi ritrasferita in Italia ho deciso di concentrarmi su quello che mi piace fare e sviluppare la mia passione per la fotografia documentaristica e umanitaria.

 

Di seguito le foto di un progetto documentaristico che sto svolgendo nel vivaio dove attualmente lavoro. Oltre al luogo del vivaio vissuto attraverso le tante velature dei tessuti e materiali in cui si sviluppa; vedrete una serie di fotografie pittoriche quasi come dei dipinti di Rothko, il contesto portato all’ astrazione. In parallelo ho sviluppato un foto racconto su uno dei miei colleghi, un rifugiato Afgano di nome Ubai.

 

Allego una descrizione sul progetto di photo- reportage su Ubai.

Ubai (Ubaidullah) è un richiedente asilo afgano. Dopo aver lavorato con diplomatici danesi in Afghanistan è stato minacciato dai talebani e costretto a lasciare il suo Paese, da allora ha avuto luogo la sua crociata verso l'Europa; dall'Iran alla Grecia e poi a piedi attraversando Macedonia, Serbia, Ungheria e Slovenia prima di raggiungere l'Italia.

 

Sono grata per il suo tempo e l'apertura nel condividere la sua storia con me. È una persona di buon cuore e laboriosa che è stata aiutata da diverse associazioni, una in particolare (Progetto Sprar) che accoglie e sostiene i rifugiati nella loro integrazione nella società d’accoglienza.

Il destino lo ha poi portato in un vivaio alla periferia di Piacenza, dove lavora ancora dopo sei anni in Italia e tredici anni in Europa.

Manda soldi a casa e ha un forte senso del dovere verso la sua famiglia, il rispetto e la tradizione sono valori fondamentali nella sua cultura; le radici sono difficili da spezzare nonostante la distanza e come le radici delle piante o l'ordito e la trama dei fili che formano un tessuto si adattano alle diverse condizioni ma raramente cambiano la loro natura.

In questo caso vorrei dire l'umanità è ciò che è più importante. L'umanità di una persona è immutabile nell'affrontare le avversità e la pace.

 

Il mio progetto mira a ritrarre Ubai e la sua integerrima devozione alla natura, nonostante tutte le difficoltà che lo hanno strappato dal suo paese d'origine.

Guerra e prigionia in giustapposizione con la libertà e la pace della mente.

Immerso nel verde di un vivaio alle porte di Piacenza, Ubai ha ritrovato quel senso di appartenenza e integrità che molti di noi ancora cercano.

 

Ho deciso di ritrarlo attraverso la lente dei materiali e degli oggetti del suo lavoro quotidiano, attraverso reti e schermi traslucidi, come le piante di cui si prende cura, protette ma prigioniere dalla luce del sole.